un artista in bicicletta
Cultura mobile & Arti sostenibili
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La bici ti cambia tutto – mi confida a quattr’occhi- a cominciare dall’anima, cambia il modo di vedere, cambia il corpo, il metabolismo. C’è gente che piglia un sacco di medicine, se andasse più in bici, forse, ne potrebbe fare a meno.

Ne sono convito anch’io mentre mi giro attorno nel suo studiolo, in fondo a via Lorenteggio, Milano. Entrandovi avevo percepito benissimo un odore di trementina e di colori. Ora fissavo stupito le pile di tubetti messi in fila uno accanto all’altro, come soldatini sullo scaffale alla parete.


Roberto, cosa fai nella vita?

Sono un pittore, un musicista, ho scritto par il teatro, ho fatto un film. Ho vissuto in Francia 12 anni. Adesso sono tornato in Italia per portare  avanti un progetto culturale, o meglio, un progetto ciclo-artistico, dedicato alla bicicletta.


In che senso, dedicato alla bicicletta?

Sono convinto che la bicicletta, oltre che un bel mezzo di trasporto umano, sia un mezzo di “locomozione culturale”. In bici si può pensare, cantare, fischiare. Si può anche riflettere a lungo e creare. A volte si può anche scrivere. Ma soprattutto con la bici si viaggia e questo è già un sintomo di creazione artistica. Viaggiare è una ricerca. Attraverso la bici, lungo le strade, trovo idee, stimoli. Insomma tutto quello che è insito in un fatto artistico. Direi che sono un artista che…pedala molto. In tutte le direzioni. Sono abituato a fare molti viaggi, ho girato l’Europa per i miei concerti. Prima andavo in auto, adesso vado in bicicletta, quindi sono obbligato a pensare in bicicletta. Ad esempio immagino le canzoni in bicicletta, scrivo i testi. Raccolgo opinioni, raccolgo pensieri che poi tramuto in quadri, pièce teatrali, ecc…


Dunque i pensieri ti vengono pedalando?

Si, certo. Fatica facendo.


La bicicletta è stata rappresentata in molte forme artistiche, nella musica, nella pittura, nella letteratura, nel cinema. Qual è, secondo te, la forma che meglio la esprime?

Difficile dirlo. Forse tutte queste arti possono risolvere l’immagine del movimento di una bicicletta. Nella musica, ad esempio, ritengo che la pedalata sia molto vicina allo swing. Nella pittura, invece la potenza dal segno fa sì che la bicicletta diventi…vorrei dire, un “movimento immobile”, cosi come nella fotografia. Almeno, questo è ciò che voglio esprimere nei miei quadri, dipinti su tavole di legno o su listelli di parquet.


Mi puoi dire allora degli ultimi progetti che hai messo, non dico in scena ma “in strada”?

La mia nuova proposta è Un artista in bicicletta, dove metto insieme musica-pittura-teatro. Tre eventi uniti dal filo comune della bicicletta. C’è una mostra che si chiama Arte su due ruote dove espongo 120 quadri dedicati all’universo ciclistico. C’è una commedia chiamata West Bike Story, recitata da un’attrice che pedala per tutto il tempo sul palcoscenico raccontando di un ipotetico viaggio per sottoporsi ad un provino. E infine, c’è il mio concerto, che mi porto appresso da sempre e che chiude i tre eventi. E dato che lo sento molto “swing” lo associo anche oniricamente alla pedalata.


Mi hai detto che hai viaggiato molto in Europa. Cosa ti ha colpito degli altri Paesi in tema di due ruote?

Beh, ero di nuovo in Francia qualche mese fa. Ho incontrato “Monsieur Vélo”, il responsabile della mobilità ciclistica  nazionale. Mi ha detto che in Francia ci sono 27ooo km di piste ciclabili. Non si tratta di piste cittadine, ma di veri assi ciclabili che uniscono le città, anche a grande distanza. Anche sul piano turistico la bici aiuta. In Francia, si sono accorti che il cicloturista porta più entrate in denaro che non quello in auto, senza contare il minor impatto ecologico. Poi, c’è la Germania dove sono avanti almeno trent’anni. Noi siamo un po’ gli ultimi, credo.


Ecco, però. Ora tu vivi a Milano. Pensi che possa diventare una città ciclabile?

Credo di si, ma bisogna prima cambiare i milanesi, cambiare l’educazione sulla strada. Chi guida un’auto qui da noi, ha sempre ragione. Uno che cammina, uno che pedala, uno che guida, tutti hanno gli stessi diritti e doveri, solo che quest’ultimo sente di avere sempre ragione. Chi cammina ha paura e chi pedala sta un po’ in mezzo fra i due. E’ sempre un po’ un ibrido. Se pensiamo a un futuro migliore, la bici è importante.


Quante bici hai?

Una. Una sola.


Quale il tuo rapporto con la bici?

Per me, la bici è come la mia chitarra. Uno strumento. Non ho un rapporto maniacale, per me è un mezzo per fare cose, per spostarsi, per riflettere, per divertirmi. Se devo esagerare, ecco, casomai è un’amica. Non di più. Nel senso che lei ha due ruote, io ho due scarpe, però potrebbero andare insieme molto bene. Non ho mai paura di lasciarla in giro.


Sei mai stato su una bici da corsa?

Si, certo. Poco però.


Hai mai visto dal vivo una tappa del Giro?

No. Ho visto una tappa del Tour


Sai chi è Vincenzo Nibali?

Certo. Più o meno lo so.


E chi è?

Un corridore italiano. E anche uno bravo.


Allora apprezzi il ciclismo anche come sport?

Naturalmente. Ma non apprezzo il comportamento di certi ciclisti. Manca loro un po’ di educazione. Pensano che una pista ciclabile, quando la usano, sia fatta solo per loro. Quando passano loro bisogna spostarsi, al massimo fischiano così che ti fai da parte. Non è tanto un problema di bici: è la strada che è di tutti. E’ come andare in un teatro e poi sputare per terra. Ci vorrebbe un comportamento diverso, anche nel ciclismo sportivo, li vedo, non dico che sono matti, ma c’è gente che ci dà dentro di brutto. Ci sono tanti modi di andare in bici, chi ci viaggia, chi ci va per vedere il paesaggio, chi ci va per portare in giro la famiglia, chi per lavoro. Insomma tanti usi diversi e bisogna fare sì che sulla strada ci sia posto per tutti, anche fra di noi, ciclisti.


Come vedi la bici fra vent’anni? Nel 2033 ad esempio?

La bicicletta è il punto fra il passato e il futuro. Fra questi due estremi esiste un punto di mezzo che non ho ancora ben identificato ma che, allo stesso tempo, è metaforicamente riconoscibile. Una rivelazione artistica si manifesta in tutta la sua carica espressiva anche attraverso un oggetto che sembrerebbe di nessun conto e che, invece, racchiude i segreti di una machina perfetta. La bicicletta è una delle più grandi ed insostituibile invenzioni dell’uomo e ha mantenuto nel tempo il proprio segno originale. Il mio progetto si sviluppa e si completa mettendo al centro l’idea che il futuro, il 2033 o l’anno che vuoi, debba inesorabilmente “passare dal passato”, con il vento a favore o contrario, non importa, ma con la sola condizione di rispettare il senso di marcia che in bicicletta diventa senso di benessere e di indipendenza.


Ogni tanto, mentre Roberto mi parla, getto l’occhio sui suoi quadri, ammonticchiati a gradini sulle sedie e sui tavoli. E ritrovo le sue parole diventare segni, graffi, colori, cerchi e sagome in “immobile movimento”. Roberto Sironi girerà l’Italia e l’Europa quest’anno portando, dove lo vorranno, il suo messaggio d’artista in bicicletta. Seguitelo.




***

IMMOBLE MOVIMENTO

di Albano Marcarini


INTERVISTA A ROBERTO SIRONI

In bicicletta, a volte , si viene fulminati. Non in senso letterale, m nel senso che c’è qualcosa che fa scattare la voglia di andarci. Può essere l’emulazione dei campioni, la necessità pratica di spostarsi da un luogo all’altro, l’aver provato una volta trovandola una bella cosa. Per Roberto Sironi, 57 anni, la fulminazione è stato un problema di salute. Qualcuno gli ha consigliato di pedalare un po’. Non si è fatto pregare. Ha fatto 18 mila chilometri in un anno, prima sulla cyclette, poi un bel po’ sulla strada. Dopo non si è sentito più di scendere.

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